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Diàleg amb el geni familiar.
latrappola | enllaç permanent | dimarts, 24 d'octubre de 2006 | 21:33h
El somni era aquella tarda freda i tènua de novembre, al jardí botànic.
Giacomo Leopardi (Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare)
Genio: Come stai, Torquato?
Tasso: Ben sai come si può stare in una prigione, e dentro ai guai fino al collo.
Genio: Via, ma dopo cenare non è tempo da dolersene. Fa buon animo, e ridiamone insieme.
Tasso: Ci son poco atto. Ma la tua presenza e le tue parole sempre mi consolano. Siedimi qui accanto.
Genio: Che io segga? La non è già cosa facile a uno spirito. Ma ecco: fa conto ch'io sto seduto.
Tasso: Oh, potess'io rivedere mia Leonora. Ogni volta che ella mi torna alla mente, mi nasce un brivido di goia, che dalla cima del capo mi si stende fino all'ultima punta de' piedi; e non resta in me nervo né vena che non sia scossa. Talora, pensando a lei, mi si ravvivano nell'animo certe immagini e certi affetti, tali, che per quel poco tempo, mi pare di essere ancora quello stesso Torquato che fui prima di aver fatto esperienza delle sciagure e degli uomini, e che ora io piango tante volte per morto.In vero, io direi che l'uso del mondo, e l'esercizio de' patimenti, sogliono come profondare e sopire dentro a ciascuno di noi quel primo uomo che egli era: il quale di tratto in tratto si desta per poco spazio, ma tanto piú di rado quanto è il progresso degli anni; sempre piú poi si ritira verso il nostro intimo, e ricade in maggior sonno di prima; finché durando ancora la nostra vita, esso muore. In fine, io mi maraviglio come il pensiero di una donna abbia tanta forza, da rinnovarmi, per cosí dire, l'anima, e farmi dimenticare tante calamità. E se non fosse che io non ho piú speranza di rivederla, crederei non avere ancora perduta la facoltà di essere felice.
Genio: Quale delle due cose stimi che sia piú dolce: vedere la donna amata, o pensarne?
Tasso: Non so. Certo che quando mi era presente, ella mi pareva una donna; lontana mi pareva e mi pare una dea.
Genio: Coteste dee sono cosí benigne, che quando alguno vi si accosta, in un tratto ripiegano la loro divinità, si spiccano i raggi d'attorno, e se li pongono in tasca, per non abbagliare il mortale che si fa innanzi.

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